Per una pedagogia del corpo a scuola

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È dal fare che passa per il corpo che inizia la didattica: «come ci ricorda Piaget, insegnare è ricordarsi che dove oggi vi è un concetto all’inizio vi era un’azione». Condividiamo la riflessione del Prof. Ivano Gamelli, Docente di Pedagogia del corpo all’Università di Milano-Bicocca. 
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Immagine tratta dal sito www.nationalgeographic.it

La scuola cambia, inevitabilmente, fra mille difficoltà e poche risorse. Insegue la realtà, si digitalizza con lavagne luminose, connessioni internet, apertura della didattica ai social network. Spesso troppo acriticamente, assume parole d’ordine proprie di altri contesti, in primis quelli economici, come nel caso di “competenza”, “progettazione”, “valutazione”.

Corpi vivi a scuola

Per chi, come il sottoscritto, al modo della scuola fa riferimento da oltre quarant’anni, tutto questo non può non apparire come un “eterno ritorno”, qualcosa destinato a essere dapprima enfatizzato, poi messo in discussione, quindi sostituito da altro. Si dirà che questo è il divenire della ricerca della scienza, ed è in parte certamente vero. Ma in questo processo si nasconde, e si rimuove, qualcosa di fondamentale. Se c’è infatti uno specifico senso che la scuola ha sempre avuto (forse oggi l’unico, il più distintivo, in tempi in cui è possibile accedere a ogni contenuto con un semplice click) è il suo essere un luogo “altro” rispetto a qualsivoglia luogo della nostra frettolosa e superficiale quotidianità. Un luogo dove praticare, a lungo in una sorta di tempo sospeso e gratuito, quella qualità che apre alla conoscenza e che si alimenta della relazione diretta, sensibile e non virtuale (affidata alle solo immagini della realtà), con il corpo del sapere vivo attraverso l’incontro fra corpi vivi.

Qualunque sapere può essere insegnato per via corporea

Si è preferito relegare il corpo in spazi e tempi residuali, marginali (l’educazione motoria, l’educazione fisica, il laboratorio), quasi a voler segnare una distanza rispetto alla trasmissione dei contenuti che veramente contano. Si è così confuso il dito che indica la luna con la luna, perché una didattica corporea, una pedagogia del corpo, non è da intendersi come un fine ma come un mezzo. La consapevolezza di ciò che passa attraverso il corpo, le sue emozioni, l’uso della voce, la rilassatezza, la gestione degli spazi, l’esperienza che apre alla teoria e non il contrario, il piacere del movimento finalizzato all’apprendere sono solo alcune delle chiavi imprescindibili per accendere il desiderio di conoscere, nei più giovani e non solo. Qualunque sapere, anche il più astratto, può essere insegnato per via corporea perché, come ci ricorda Piaget, insegnare è ricordarsi che dove oggi vi è un concetto all’inizio vi era un’azione. È da lì, dal fare che passa per il corpo, che comincia la vera didattica.


Per saperne di più…

www.taliatitu.it

Visita il sito di Ivano Gamelli: www.pedagogiadelcorpo.it
 

Per una pedagogia del corpo a scuola: 21 Marzo 2017 Didattica, Espressione, Relazioni

Commenti

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    Pietro Sacchelli

    20:51, 2 Aprile 2017

    A mio avviso il Prof. Gamelli esalta eccessivamente l’importanza del corpo a scuola, retaggio di una cultura piagetiana ampiamente superata dalle più moderne teorie della mente. Il noto detto di Dewey "Learning by doing" è stato smentito dal rapido declino delle scuole dell’attivismo pedagogico dovuto principalmente all'inanità rappresentazionale di una didattica impostata principalmente sulla dimensione laboratoriale e motoria, rivalorizzata sotto forma diversa dallo strutturalismo di Bruner negli anni 60 e 70. I moderni nostalgici della corporeità faticano ad accettare l'importanza nell'apprendimento dei processi di pensiero, dell’'insegnare ad imparare, della fenomenologia psichica e della metacognizione.
    Il corpo non sarebbe in grado di apprendere né di acquisire alcuna competenza se non avesse una mente che lo dirige!
    Eppure al riguardo la filosofia Scolastica era stata esplicita: "Non sentimus, nisi sentiamus nos sentire; non intelligimus, nisi intelligamus nos intelligere" (trad. Non sentiamo se non sentissimo che sentiamo, non comprendiamo se non comprendessimo che comprendiamo). Ogni altro commento è superfluo!