Considerazioni per una didattica efficace

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Nell’apprendimento non è coinvolta solo l’area cognitiva, ma anche quella relazionale, quella motivazionale, quella emotiva, quella affettiva: non si apprende in modo astratto, ma ogni apprendimento è iscritto in un Campo che include bisogni, desideri, emozioni, affetti, pregiudizi, ostacoli, risorse...
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Fonte: www.unica.it

Il caso di Annalisa

Annalisa insegna Italiano, Storia e Geografia in una scuola secondaria di primo grado di Udine. L’anno appena trascorso è stato duro e le vacanze estive le permettono di tirare un sospiro di sollievo. È l’occasione per fare un po’ di bilanci sul suo lavoro negli ultimi anni. La sua fatica continua a non dare i risultati attesi: anche quest’anno solo alcuni allievi si sono impegnati e hanno raggiunto un buon livello di preparazione. La maggior parte ha raggiunto un livello appena soddisfacente, alcuni (pochi, per fortuna) sono stati tutto l’anno indolenti e hanno imparato a stento il minimo indispensabile. Molti dichiarano inutile lo studio delle sue materie. Assente, insomma, la motivazione...

Eppure Annalisa ha fatto tutto ciò che riteneva utile. Ha preparato con cura le lezioni, riuscendo a portare in fondo tutto il programma; ha differenziato le attività didattiche proponendo agli allievi più deboli schede di recupero; ha lavorato sulle strategie metacognitive... Che cosa avrebbe potuto fare di meglio, quanto meno per non sentire adesso la frustrazione dello scarto tra il suo impegno e i risultati ottenuti?

Le molteplici aree coinvolte nell'apprendimento

Certamente ad Annalisa non manca la passione per il suo lavoro. È un’insegnante scrupolosa, preparata e competente.
Quello che probabilmente Annalisa non considera è che nell’apprendimento non è coinvolta solo l'area cognitiva, ma anche quella relazionale, quella motivazionale, quella emotiva, quella affettiva: non si apprende in modo astratto, ma ogni apprendimento è iscritto in un Campo (come direbbe Kurt Lewin) che include bisogni, desideri, emozioni, affetti, pregiudizi, ostacoli, risorse...

Non è sufficiente allora la trasmissione di informazioni, e neanche mettere in atto buone strategie di comunicazione. Questo può essere utilissimo in alcuni, molti casi. Ma non funziona per tutti, perché un solido apprendimento si realizza se sono presenti le due condizioni di base: la motivazione degli allievi e la relazione affettiva tra chi insegna e chi apprende. Le due condizioni sono interconnesse perché una buona relazione, come si sa, alimenta la motivazione.

L'allievo indolente, demotivato, che impara malvolentieri, dunque, può segnalare una relazione disfunzionale con l’insegnante e/o la mancanza di stimoli motivanti.

Adattare la propria materia in modo creativo

Per iniziare a cambiare la sua situazione scoraggiante, Annalisa può cominciare a chiedere a se stessa: “Conosco e comprendo i miei allievi, i loro desideri e i loro bisogni? So ascoltarli?”. E ancora: “Se io fossi al posto loro troverei stimolanti le mie lezioni?”. “Nei loro panni, che cosa mi permetterebbe di studiare con più interesse?”. “Quali risorse ha ognuno di loro che potrei valorizzare nel corso delle mie lezioni?”. E inoltre: “Quali ostacoli (dovuti ai miei limiti, ai loro limiti, ai limiti del programma, delle materie, dell'ambiente scolastico) possono tradursi in nuovi itinerari didattici?”...

Sono interrogativi che potrebbero aiutare l’insegnante ad adattare creativamente le proprie materie allo scopo di alimentare l’interesse degli studenti e di conseguenza la qualità della propria vita professionale.
Per cominciare potrebbe far riferimento al campo di esperienza dei ragazzi, perché possano dare valore a ciò che apprendono...

È estremamente difficile motivare allo studio della Geografia, per fare un esempio, se la Geografia non ha nessuna attrattiva o se la relazione dell’allievo con l’insegnante di Geografia è pessima. In questo caso, un obiettivo della didattica della Geografia sarebbe quello di far emergere, all’interno del campo di esperienza di ogni ragazzo, il desiderio della Geografia (viaggiare, esplorare il mondo sono sogni che spesso gli studenti non mettono in relazione con quella materia di studio). Solo a questo punto può nascere il piacere di imparare. 

La didattica diventa efficace, insomma, quando l’insegnante, stabilita una buona relazione con i suoi allievi, sa tradurre i contenuti specifici di una materia all’interno dell’esperienza di vita del ragazzo.
Questa prospettiva, non semplice né lineare, si intende, offre allo studente l’opportunità di scavare all’interno dei propri bisogni, della propria storia, del proprio progetto esistenziale. 

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