Siamo tutti disgrafici?

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Che cosa intendiamo quando diciamo che i ragazzi “non sanno più scrivere”? Che non sanno utilizzare il corsivo o che non sanno esprimersi? Quale tra queste due ultime considerazioni è davvero importante? Il parere di Giacomo Stella.
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Immagine tratta dal sito http://matiteinvolo.blogspot.it

La scuola, intesa come agenzia formativa, come motore dello sviluppo e propulsore del cambiamento di un paese, è sicuramente una delle questioni fondamentali e deve essere sempre al centro delle attenzioni dell’opinione pubblica e delle discussioni degli esperti.
 

Sembra che tutti siano scontenti della scuola: le famiglie, che non vedono considerate le loro esigenze innanzitutto organizzative, per cui devono cercare una soluzione per far fare i compiti al pomeriggio. Gli insegnanti, che vedono il loro lavoro sempre meno rispettato e considerato, non solo in termini salariali, ma anche sotto il profilo dei contenuti e delle forme educative da adottare in classe. Gli studenti, che, quando possono essere più autonomi cominciano a disertare le lezioni, a contestare i docenti, mettendo sempre più in crisi il sistema della scuola secondaria.

La maggior parte dei rimedi che vengono invocati sono di tipo nostalgico: “ci vuole maggiore severità”, ma poi sono le famiglie le prime a protestare se i loro figli ricevono qualche punizione. Quando si parla di contenuti, invece, i temi sono fissi: bisogna reinsegnare a scrivere (e qui si cita subito la calligrafia) e bisogna studiare di più la grammatica.

Parliamo di scrittura

Ricevo spesso dai docenti la richiesta di esprimere un’opinione sull’importanza di insistere sul corsivo. A ondate, seguendo l’effetto propagatorio di qualche notizia che viene riportata dai giornali, ritorna questo dibattito. È vero che la scrittura in corsivo aiuta lo sviluppo di alcune aree cerebrali? È vero che la scrittura manuale può essere considerata una sorta di espressione dell’anima e dei tratti psicologici della persona?

Già queste due domande evidenziano una confusione nell’affrontare la questione: un conto è parlare di scrittura manuale e un conto è parlare di corsivo, che è una delle forme in cui può manifestarsi la scrittura manuale.

Apprendere la scrittura manuale è sicuramente utile e importante, anche se sappiamo tutti che il suo uso pratico si va sempre più riducendo: oggi si scrive addirittura con il telefono e nessuno accetta comunicazioni professionali o contratti scritti a mano, anche se non esiste una legge che lo vieti. Imparare a scrivere a mano è importante per non essere dipendenti dai computer o dalle fonti energetiche. Se non c’è elettricità o se non c’è batteria, come posso lasciare un messaggio?

Quanto al fatto che la scrittura manuale aiuti lo sviluppo di alcune aree cerebrali, questa è l’ovvia conseguenza dell’esercizio di un’abilità. Si può certamente dire la stessa cosa se si considera l’aumento delle capacità di tipo visuo-spaziale e sequenziali che sono attivate dall’uso ripetuto della tastiera.

Dunque, il confronto tra scrittura manuale e scrittura digitale non ha senso: entrambe sono utili, entrambe sviluppano aree cerebrali che si specializzano con l’esercizio. Piuttosto, è anacronistico il fatto che la scuola continui non solo a ignorare l’importanza della scrittura con il computer, ma addirittura di vietarne l’uso, mentre sarebbe bene che agli studenti venissero insegnate le vecchie norme di dattilografia, che prevedono l’uso di tutte le dieci dita e gli spazi dopo i segni della punteggiatura.

Corsivo e maiuscolo

Ma le discussioni più accese riguardano l’uso del corsivo e la sua contrapposizione con lo stampato maiuscolo. Molti insegnanti sostengono che il corsivo è la forma armonica di scrittura, la forma più naturale dell’espressione scritta e che il percorso di acquisizione della scrittura non è compiuto fino a quando il bambino non scrive in corsivo.

Il corsivo è la scrittura dell’anima, esprime i sentimenti, mentre lo stampato maiuscolo è freddo e impersonale. Il corsivo è la scrittura dotta ed elegante, lo stampato maiuscolo è quella ignorante e forse viene avvicinata all’analfabetismo, o comunque a forme primitive di padronanza della scrittura. Sta appena al di sopra della croce, per chi non sa fare la sua firma. A scuola, si arriva addirittura a sostenere che nelle verifiche in classe, in particolare nei temi, il corsivo sarebbe obbligatorio e alcuni docenti abbassano il voto a chi usa lo stampato maiuscolo.

Il corsivo è la forma veloce di scrittura, consente di procedere nella sequenza di lettere senza staccare la penna dal foglio, ma non è certamente la forma “naturale” della scrittura. I bambini quando imparano spontaneamente alcune lettere, riproducono caratteri dello stampato maiuscolo e questo per il fatto che sono unità ben distinguibili e che hanno forme semplici. Lo stampato maiuscolo è più semplice perché è formato da segni prevalentemente verticali e orizzontali e non prevede un controllo sequenziale dell’atto grafico, con cambi di direzione o di dimensione della lettera.

Per scrivere una singola lettera (A; E; T) bisogna staccare la penna dal foglio più volte. Lo stampato maiuscolo si scrive tutto sopra la riga e le lettere sono tutte della stessa dimensione: questi elementi facilitano certamente la realizzazione grafica dei segni e anche la memorizzazione dei rapporti spaziali che definiscono la figura della lettera. È certamente più facile memorizzare la lettera F quando è scritta in stampato maiuscolo rispetto alla forma in corsivo.

Dunque, non ci sono dubbi: lo stampato maiuscolo è più facile da imparare e da eseguire, ma il corsivo, una volta imparato, è più comodo, perché consente di scrivere una sequenza di lettere senza staccare continuamente la penna dal foglio. In questo modo la scrittura diventa più veloce, talmente veloce che a un certo punto nella maggior parte degli adulti, diventa difficile da decifrare. Perché? Siamo tutti destinati a diventare disgrafici?

In realtà accade che il processo di velocizzazione dell’atto di scrivere comporta la riduzione delle variazioni del segno grafico (dimensione delle lettere e cambi di direzione dell’atto) per cui la “m” diventa un trattino orizzontale, al pari della “n”, e tutte le lettere cominciano ad assomigliarsi: leggere una scrittura manuale diventa una sorta di “guessing game”, gioco a indovinare. Tant’è vero che per la compilazione di moduli negli uffici pubblici viene richiesto l’uso dello stampato maiuscolo.

I ragazzi non sanno più scrivere?

Quando oggi si dice che i ragazzi non sanno più scrivere che cosa intendiamo? Certamente che non sanno più esprimersi e non che non sanno usare il corsivo. Ma la forma di scrittura è irrilevante, ciò che conta è la correttezza ortografica e grammaticale. Allora suggerisco di abbandonare questa discussione sull’uso del corsivo che spesso porta all'illeggibilità e di lavorare di più sulla sostanza dello scrivere.

Concludo con una provocazione: e se smettessimo di insegnare la “disgrafia” e creassimo invece le condizioni per essere capaci di esprimersi anche oltre i 140 caratteri?
 

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