Le difficoltà relazionali nelle persone con autismo

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Le difficoltà relazionali nelle persone con autismo

Le persone con autismo hanno spesso difficoltà relazionali e sociali con gli altri, e per comprenderle è necessario conoscere come avviene lo sviluppo delle abilità menzionate in persone a sviluppo tipico. 
difficolta_relazionali_autismo

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

Il normale sistema cognitivo è ordinato secondo priorità gerarchiche: gli stimoli sociali, ossia persone, espressioni facciali, gestualità, tono della voce, divengono prioritari rispetto ad altri e diversi stimoli. Se, quindi, le persone con sviluppo tipico presentano un’innata predisposizione a orientarsi e imparare dagli altri e sviluppano abilità per interpretare il comportamento altrui, nell’autismo sembra esserci una disfunzione, a vari livelli di gravità, nell’interazione sociale. Tutto ciò può significare una notevole difficoltà nell’orientamento e nell’attenzione nei confronti di stimoli sociali e nella capacità di interpretare il comportamento degli altri.

Molti bambini/ragazzi con autismo tendono, per esempio, a schivare lo sguardo dell’interlocutore o quantomeno a mantenere in misura nettamente inferiore il contatto oculare rispetto a coetanei con uno sviluppo tipico. Inoltre, le persone con autismo non hanno predisposizione a desiderare il contatto con gli altri e solo eccezionalmente esprimono atteggiamenti che richiamano la “prosocialità”. Di sicuro c’è da parte loro una minore propensione a prendere iniziative per scambi sociali e/o a rispondere a iniziative comunicative proposte da altri. Che cosa significa?...

Si potrebbe ricavare da questo comportamento che loro non abbiano alcuna motivazione a comunicare e che anzi evitino intenzionalmente il contatto con gli altri. Niente di più errato. Le persone con autismo spesso desiderano condividere il contatto oculare e apprendere e tollerare la vicinanza di altre persone, che il più delle volte ricercano, solo che la loro attenzione non è prioritariamente diretta verso gli stimoli sociali, come avviene in modo naturale nello sviluppo tipico. Per fare un esempio un’attività che stanno svolgendo li può portare a non prestare alcuna attenzione alla voce di una persona che li chiama. 

Inoltre bambini/ragazzi autistici devono affrontare non solamente problemi di attenzione verso il mondo esterno ma anche di comprensione empatica: vi sono grandi difficoltà per loro nel capire che cosa sentono, pensano, provano gli altri… Immaginiamo se tutto questo, poi, si allontana da ciò che loro stessi capiscono, pensano e provano... 

Intervenire in ambito educativo-abilitativo nell’area della socializzazione delle persone con autismo richiede allora grande coerenza e sistematicità. Ogni bambino/ragazzo è “unico”, non vi sono regole fisse che stabiliscano a quale abilità dare la priorità. Certo è che sono tutte intrecciate le une alle altre: la capacità di comprendere il comportamento degli altri permette di capire anche le regole basilari per condividere scambi sociali; capire la tempistica delle interazioni sociali dà chiarezza su “inizio” e “fine” di un’attività ma altresì sul rispetto dei turni, per arrivare a una sorta di flessibilità…

Più complessa è la capacità di problem solving, che denota processi volti ad analizzare e a far fronte a problemi sempre diversi a cui occorre trovare una risoluzione positiva.
Naturalmente nel fare tutto questo occorre passione, conoscenza, competenza operativa… non è certo semplice, ma si tratta di una sfida a cui noi operatori non possiamo sottrarci. 

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