Capire i nostri figli: timidezza, aggressività, pigrizia

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Capire i nostri figli: timidezza, aggressività, pigrizia

Spesso gli aspetti del carattere che non accettiamo in nostro figlio sono quelli che non accettiamo in noi stessi. Prima di tutto è importante conoscere se stessi. 

L’autostima dei genitori come premessa per l’autostima dei figli

I figli osservano e assorbono i modelli offerti dai genitori in tutti i settori della vita. Se il bambino vive in un contesto accettante e positivo, vedrà la realtà in modo ottimistico e positivo. Se vive in un contesto in cui viene sempre rilevato l'errore o gli aspetti negativi della realtà, allora può diventare una persona che pensa in modo pessimista.
Un genitore che ha una visione della vita come pericolosa e fonte di continue ansie, la trasmetterà al figlio. Tali convinzioni si trasmettono non solo attraverso le parole che si dicono, ma anche attraverso gli atteggiamenti e altri aspetti non verbali.
Un errore comune a molti genitori è la credenza che i bambini per sviluppare un’alta autostima debbano essere protetti in modo da non dover mai sperimentare frustrazioni privandoli così di una componente fondamentale alla crescita che porta al riconoscimento dei propri limiti.
Un’altra opinione diffusa è che i figli dovrebbero sperimentarsi in una ampia gamma di attività uscendone vincitori proponendo uno stile educativo eccessivamente focalizzato sul risultato.
E' importante quindi che il genitore sia consapevole del modello educativo da cui proviene e che a sua volta propone ai propri figli. Anche il riconoscimento dei propri limiti, paure, difficoltà e stile di personalità lo aiuteranno a comprendere le caratteristiche del proprio bambino ponendosi in una dimensione di ascolto e accoglienza.
Conoscere la propria personalità permetterà al genitore di non influire troppo su quella del figlio, cercando di plasmarla a propria immagine e somiglianza. Spesso gli aspetti del carattere che non accettiamo in nostro figlio sono quelli che non accettiamo in noi stessi.
Nell'infanzia infine il rischio è di classificare il bambino assegnandogli una etichetta basata su impressioni e giudizi che non corrispondono alla sua vera indole. A forza di sentirsi dire che è timido, pauroso, aggressivo, testardo, ecc si convince che è così.

La timidezza

Nel caso della timidezza lo stile dei genitori ha una forte influenza. Il bambino tende ad assorbire l'atteggiamento di paura degli altri e del loro giudizio che vede nei genitori. Se questi faticano a stringere nuove amicizie e preferiscono evitare i contatti sociali, il bambino tende a seguire il loro esempio. E si stupisce quando viene stimolato dai genitori a fare ciò che loro stessi non riescono a fare.
Quindi per aiutare il figlio a superare la timidezza è importante che i genitori si confrontino prima con le proprie paure.
Ma la timidezza può essere dovuta anche a un modello iperprotettivo o, al contrario, da un eccesso di autorità, critiche o rimproveri esagerati, derisioni, confronti umilianti.
Per aumentare la fiducia in se stessi e la propria autostima è importante sia rafforzare le loro capacità (spesso in questi bambini di sensibilità, intuito, immaginazione e capacità introspettive) ma anche riconoscere i limiti ridimensionando le pretese eccessive.

Educare l'aggressività

La rabbia è un sentimento naturale che si può esprimere senza che accada nulla di irreparabile e senza che venga meno l'affetto che si prova per una persona. Anche nel caso della aggressività è osservando gli adulti che il bambino impara che la rabbia può essere manifestata senza grida, insulti, violenza.
Il bambino impara dal genitore quando lo vede reagire alle frustrazioni ed affrontare i conflitti senza andare fuori dai gangheri; o quando si dimostra disposto a lasciare perdere o infine quando concede agli altri il beneficio del dubbio prima di aggredirli con accuse.

La pigrizia

Il bambino che si presenta sempre tranquillo può suscitare vissuti opposti nei genitori proprio a causa del proprio stile di personalità. Genitori molto attivi potrebbero vivere il temperamento tranquillo del bambino in modo negativo ed essere portati a cercare di stimolarlo eccessivamente facendolo spaventare.
Genitori tranquilli invece potrebbero non incoraggiarlo abbastanza e non offrire occasioni per stimolarlo ad essere più attivo e autonomo.
Nella prima infanzia appare lento e pigro anche il bambino sognatore. Svagato, un po' distante, ha sempre l'aria di pensare ad altro. Ed è proprio così, alla lentezza dei suoi comportamenti corrisponde una frenetica attività mentale, di tipo immaginario, fantastico. E' difficile che rinunci alle sue fantasie, l'importante è che non perda il contatto con la realtà isolandosi eccessivamente.


 

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