Si riparte, con passi leggeri

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Ricomincia la scuola. Proviamo a ripartire, con passi leggeri, mettendo in cartella qualche suggerimento attinto dall’esperienza di alcuni buoni maestri.

ricordi vacanze 030

Settembre è alle porte, si riparte. Non sarà un anno scolastico facile: a giugno ci siamo lasciati alle spalle le accese discussioni sulla riforma, la rabbia di tanti colleghi precari, i cortei nelle piazze e uno sciopero del mondo della scuola come mai si era visto in precedenza.
Buon inizio alle insegnanti neo assunte in ruolo dopo lunghe stagioni di attesa, a chi sarà costretto a prendere la valigia per spostarsi in lungo e in largo nella penisola, a coloro che accompagnano da tempo i bambini e le bambine nella loro unica e originale crescita. Senza dimenticare un pensiero solidale per i colleghi esclusi dalla scuola dopo anni di prezioso lavoro.

Proviamo a ripartire, con passi leggeri, mettendo in cartella qualche suggerimento attinto dall’esperienza di alcuni buoni maestri.

Dialoghi, ritmo lento, relazioni

Prestiamo ascolto ai bambini e ritroviamo insieme la cura della parola: il dialogo è una buona occasione per conoscerci e costruire la piccola comunità-classe basata su regole condivise, le sole che possono educare alla libertà responsabile. Mettiamo ordine nella conversazione che diventerà, giorno dopo giorno, un esercizio di democrazia e fantasia. Scopriremo con gioia che “I pensieri infantili sono sottili. A volte così affilati da penetrare nei territori più imprevisti arrivando a cogliere, in un istante, l’essenza di cose e relazioni…ma anche fragili e volatili”, come racconta Franco Lorenzoni nel suo bellissimo libro I bambini pensano grande.

Impariamo dalla natura, dall’incedere lento delle lumache - penso a quelle tracciate dalle matite colorate di Gianfranco Zavalloni - e proviamo a rallentare recuperando un tempo giusto per fare le cose. Non facciamoci prendere dall’ansia di svolgere a tutti i costi “il programma”, dall’assillo delle incombenze burocratiche, dalle incalzanti richieste dei genitori sulle prestazioni dei figli. Ieri in biblioteca, dentro un libro di narrativa restituito da una ragazzina, ho trovato un post colorato sul quale c’è scritto: “Oggi la scuola procede a ritmi molto sostenuti, tra noi i più 'bravi e veloci' riescono a stare al passo e vanno avanti senza difficoltà, gli altri (anche metà classe) vengono lasciati indietro perché le insegnanti non hanno il tempo di aspettarli. Tutta una corsa, ma la scuola non dovrebbe funzionare così!”. Penso con tristezza alla Lettera a una professoressa di don Lorenzo Milani, lezione non ancora appresa da molti di noi. 

Costruiamo relazioni aperte ai vari colori, agli sguardi diversi sul mondo, alle lingue e alle culture differenti. Se lasceremo entrare tra i banchi la vita dei bambini, la nostra scuola sarà “grande come il mondo, con i maestri, i genitori, le biblioteche, il quartiere, la televisione…”. Torneremo a ridere, come suggeriva Gianni Rodari, e a promuovere un’interdipendenza positiva che ci farà stare bene anche nelle situazioni più difficili.
“Ci vogliono maestri nuovi che sappiano ritrovare il bambino vero, intero e felice - scriveva Mario Lodi - insegnanti capaci di possedere un cuore, che è un motore potente. E poi attaccarsi al bambino, seguirlo con dedizione, riuscire a scrutarne i talenti nascosti. Senza mai dimenticare che il compito della scuola è trasformare un gregge passivo in un popolo di cittadini pensanti".

Giochi e letture

Iniziamo con gioia, soprattutto con i piccoli che entrano alla primaria e con i nuovi arrivati, utilizzando i linguaggi più amati: il gioco, la lettura dell’insegnante, la narrazione, il disegno. Alcuni consigli qui di seguito.

  • La lettura espressiva di un racconto o una filastrocca scelti con cura.
  • Una presentazione animata da una parola, un gesto, una canzone.
  • La conversazione, i pensieri scritti e i disegni di un momento delle vacanze raccolti in un cartellone collettivo.
  • L’autoritratto allo specchio per raccontare e scoprire come si è cambiati.
  • Alcuni giochi cooperativi che favoriscono la socializzazione e l’apprendimento di abilità cognitive. Ai bambini piace molto quello che disegna le strade per conoscersi. Si fa rotolare un gomitolo di lana, da un compagno all’altro, su un grande foglio bianco steso sul pavimento. Si fissano con il nastro adesivo i fili tracciati, infine ciascun bambino scrive qualcosa di sé nella sua postazione d’arrivo.
  • Accattivante anche la scrittura a catena: data una frase aperta su un argomento, si costruisce una catena di frasi, ognuna delle quali contiene la parola finale scritta dal compagno. Al termine ogni gruppo di lavoro legge la propria sequenza.
  • Nella mia scuola il primo giorno è una festa: ogni anno i grandi delle classi quinte accolgono i primini. A ciascun piccolo è affidato un compagno di quinta con cui potrà dialogare e cantare, giocare, conoscere gli spazi dell’edificio e completare un librino personale attraverso il reciproco scambio di ritratti, curiosità e notizie. Ogni incontro diventa un momento intenso di scoperte ed emozioni.

Inizi di pace

In classe quarta, io riprenderò l’attività sulle relazioni e le soluzioni dei conflitti, iniziata lo scorso anno con il progetto dei Pacifici ideato dal giocattolaio Roberto Papetti. Il punto di partenza è stato il confronto con i pensieri e le riflessioni dei bambini, la conclusione l’esposizione delle loro piccole sagome nei luoghi più significativi del paese. Ora siamo in cammino, insieme a moltissime altre sagome bambine che stanno arrivando da ogni parte d’Italia, per far sì che la riflessione sulla Pace cresca e si diffonda, con semplicità e mitezza, attraverso un percorso comune.

Il 24 e 25 ottobre, in occasione del V convegno nazionale della Rete di Cooperazione Educativa “C’è speranza se accade @”, i Pacifici giungeranno nella piazzetta del Monastero delle monache benedettine di Bastia Umbra (Perugia).
La Pace si può coltivare nei pensieri degli alunni delle nostre scuole, nel mondo. Non vogliamo più vedere bambini che fuggono dalle guerre con la paura nei volti, corpicini senza vita soffocati dentro i camion sulle nostre strade o inghiottiti dal mare nella quotidiana tragedia della migrazione. I valori dell’accoglienza e della solidarietà siano la nostra bussola nell’anno che ci aspetta.

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