Semi di poesia

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Anna Sarfatti, scrittrice di prose e versi tra i più belli per l'infanzia, ci racconta come leggere e far leggere poesia ai nostri alunni.

L'albero e la memoria

Grazie intanto Anna di aver accettato di parlare insieme a noi. Secondo lei è possibile e auspicabile che la scuola formi e invogli i bambini, anche piccoli, a leggere poesia?

Certo che è auspicabile e possibile che la scuola invogli e formi i bambini a leggere – e ascoltare, a dire e scrivere, aggiungo – poesia. Anzi, sarebbe un peccato se trascurasse la sensibilità poetica che nei bambini è stata stimolata e coltivata dalle tante forme della poesia popolare, fatta di conte, ninne nanne, filastrocche, giochi cantati. La scuola deve far tesoro di questo patrimonio e rilanciarlo verso mete più complesse.

A suo modo di vedere, quali sono i modi più corretti e felici per avvicinare i bambini ai versi?

Difficile dire cosa sia corretto, più facile dire cosa farei. Partirei dal proporre ai bambini testi che possano emozionarli per il gioco di suoni, la musicalità, il significato. Li sceglierei con cura, e in una prima fase coltiverei il gusto dell’ascolto. Ben vengano poi le attività proposte di consueto con le poesie, come chiedere di impararle a memoria, individuare le parole “nuove” e cercarne il significato sul vocabolario, costruire una nuova poesia a partire da un modello. L’importante è che non tutte le poesie rimandino a queste attività, e si salvaguardi comunque uno spazio di lettura “gratuita”.

Non mi accontenterei di attingere al ristretto repertorio di quelle poesie – intendiamoci, splendide! – che erano già sui miei libri di scuola degli anni ’50: un titolo per tutte, San Martino di Giosuè Carducci. L’avevo studiata alla scuola media e ora ho aiutato la mia nipotina che frequenta la quarta ad impararla a memoria. Quanto è ricco il patrimonio della poesia e come è importante favorire l’incontro dei bambini con le sue tante voci!

Lei è stata anche insegnante... ci racconta cosa faceva in classe?

Ricordo con infinita tenerezza una classe che avevo cresciuto a “pane e poesia” (non solo, ovviamente!): quando leggevo qualche poesia, questi bambini avevano “inventato” l’idea di coprirsi la testa col grembiule per concentrarsi meglio. Erano così buffi, sembravano funghi spuntati sui banchi!

Negli anni ho provato vari percorsi. Ho raccolto le poesie dedicate agli alberi da autori diversi, Prevert, Alberti, Pascoli, Orengo, Tognolini ed altri, le ho trascritte e le ho lasciate a disposizione dei bambini che le leggevano, le commentavano, se le scambiavano. È stato il nostro modo di prepararci a un bellissimo laboratorio di poesia condotto da Barbara Pumhösel (Un bosco in classe, Scuola primaria “Alice Sturiale”, Tavarnuzze, Firenze, 2004).

Altro percorso che ci ha portato verso la poesia è stato quello intorno alle similitudini e alle metafore, di cui la poesia fa ampio uso. Noi abbiamo cominciato a parlarne leggendo la prosa poetica di Cipì, dove il sole è “palla di fuoco” e il fiume “nastro d’argento”.
Un’altra volta ho scelto testi che parlavano di oggetti attuali o del passato: ricordo ad esempio le nostre riflessioni su Il pastrano di Alda Merini (Vuoto d’amore, Einaudi 1991).

Spesso ho giocato con loro con le poesie per ragazzi (Gianni Rodari le ha definite “giocattoli poetici”, considerandole ponte tra le poesie popolari dei più piccoli e la poesia vera e propria), dello stesso Rodari, e di Toti Scialoja, Roberto Piumini, Bruno Tognolini, Shel Silverstein (di quest’ultimo quante volte mi hanno fatto rileggere Boa Constrictor!, da Strada con uscita, Salani 1994).

Ricordo poi una divertente riflessione sugli errori con la poesia di Pietro Formentini che attacca così: Di che materia è fata una fata (si può leggere in La fata che c’era una volta in Poesia fumetto di Pietro Formentini). Ci hanno aiutato a ridere, a cogliere il gusto dell’originalità, dell’ironia, del nonsense e del paradosso, e a smascherare la retorica, la banalità e la sdolcinatezza di alcuni testi che specie in passato infarcivano i libri di lettura per bambini.

E poi l’ascolto, magico quando le poesie sono lette dagli autori stessi o da attori: ricordo ancora che emozione una volta che con una quinta ascoltammo per radio la poesia di Primo Levi Se questo è un uomo letta da Arnoldo Foà.

Anche i suoi bambini scrivevano versi?

Certamente! Una bellissima esperienza è stata quando abbiamo lavorato sull’esplorazione dei sentimenti attraverso poesie d’autore (molto efficace I sentimenti dei bambini di Janna Carioli) e ho visto poi sbocciare le loro sulla rabbia, l’amore, la paura. Con la stessa attenzione dedicata ai testi degli autori “grandi” leggevamo i loro, li commentavamo…

Poesia di Vieri

Quando i bambini / vengono sgridati dentro / di loro c’è un cuore di fuoco / e gonfia gonfia gonfia / fino a scoppiare / e scoppia e escono / molti mostri escono all’improvviso / e bruciano le case / e i bambini scappano dai mostri / si fermano a vedere alla finestra / il buio si avvicina / un bambino accende la luce / nessuno ora può entrare.

Parlava prima della poesia popolare... vogliamo saperne di più!

Quanti i possibili percorsi offerti dalla poesia popolare! Uno, ad esempio, è stato quello sulla ricerca di ninne nanne regionali: abbiamo scoperto la ricchezza della nostra lingua che cambia un po’, o anche molto, a seconda dei luoghi dove viene parlata. È stato divertente pronunciare parole a volte davvero strane. Scoprire che bambino si può dire figio, bambin, figghie, citilo, pupo, puteo… È stato tenero pensare a mamme e padri che cullano i bambini per farli addormentare. È stato stimolante cercare sulla carta geografica le regioni, seguirne con il dito i confini, per poi provare a riprodurli nello spazio dell’aula con gruppi di bambini che si tenevano per mano. Anche questo è fare poesia!

Dunque ai bambini piaceva leggere e ascoltare la lettura di poesie?

Tra i miei appunti ho trovato una conversazione con i bambini a proposito di lettura di poesie. Ne trascrivo uno stralcio:

“Ancora! Dai leggile di nuovo!” chiede qualcuno.
Perché negare che questa richiesta mi fa piacere?
E allora rileggo, seguendo i loro desideri; così capisco le loro preferenze, individuali e collettive.
Ma, da appassionata ricercatrice dei loro comportamenti, non mi accontento e domando: “Mi spiegate perché quando leggiamo dei testi di narrativa, anche quando vi piacciono moltissimo, non mi chiedete di rileggerli, mentre fate così con le poesie?”
“Perché le parole delle poesie sono più difficili da capire…”
“Forse perché in una storia si vuole andare avanti per sapere cosa succede dopo…”
“A me perché ci sono le metafore e mi fa piacere risentirle…”
“Perché le poesie danno più emozioni e le emozioni le sento più piene…”

La poesia potrebbe essere un linguaggio utile a introdurre temi anche duri e complessi come la legalità, le ingiustizie, i grandi drammi della storia?

Sì. Quante riflessioni suscitate dalla lettura di questa poesia scritta su un cartellone portato da una bambina al Children’s Forum di New York nel 2002:

Star light, star bright                              Stella luminosa, stella lucente
First bomb I see tonight                        Stasera vedo la prima bomba
I wish I may I wish I might                     Vorrei tanto, oh come vorrei
Live to see the morning light                Vivere per vedere la luce del mattino

E quante altre da questa poesia di Rocco Scotellaro, da È fatto giorno:

Con la neve si para la tagliola / e si aspettano i gridi dei fringuelli. / La maestra ai bimbi della scuola / legge un verso d’amore per gli uccelli. / Mi piacevano i versi e la tagliola.

E da L’omo e er lupo di Trilussa, in cui il lupo dichiara che preferisce vivere libero che essere sotto la protezione dell’uomo in cambio di un pezzo di pane.
E dalla poesia di Constantinos Kavafis Itaca che invita a godere il viaggio piuttosto che la meta.

C'è un libro, un autore, un testo che consiglierebbe particolarmente agli insegnanti? Perché?

Consiglio di leggere Perlaparola. Bambini e ragazzi nelle stanze della poesia, di Chiara Carminati. È un libro che aiuta gli insegnanti a stimolare il gusto per la parola e incoraggiare l’espressione di un pensiero libero. E poi consiglio di immergersi in E sulle case il cielo di Giusi Quarenghi per respirarne a fondo l’essenza bambina.

Le chiediamo ancora un piccolo regalo: la scelta di un suo testo da leggere in classe, con uno spunto per l'attività che potrebbe suscitare.

Questa è la poesia che fa da prologo a Il pianeta nel piatto, pubblicato di recente :

Ha raccolto del terreno
e lo scrocchia sotto i denti:
è l’incontro del bambino
col più vecchio dei parenti.

Lo assapora, sa di strano,
non gli piace fino in fondo,
non è cibo non è gioco,
ma è un contatto col profondo

che lo porta dentro un mare
tana e culla di radici.
Ora che sa il suo segreto
bimbo e terra sono amici.

La proposta è di partire dai racconti delle prime esperienze fatte dai bambini di contatto, scoperta e giochi con la terra; poi chiedere che portino a scuola campioni di terreno raccolti in ambienti diversi, nel bosco, lungo un corso d’acqua, in un campo, per osservarli, classificarli, fare esperienze di permeabilità e concludere preparando cinque vasetti in cui seminare la P.O.E.S.I.A. fatta di Pimpinella, Orchidea, Erica, Sanguinaria, Ibisco, Anemone (o, più a portata di mano, anche se meno suggestive, Pomodoro, Origano, Edera, Salvia, Insalata, Aglio).

Per saperne di più

Anna Sarfatti: 14 Marzo 2015 Articoli

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