La Shoah raccontata ai bambini

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Da poco in libreria, "L’albero della memoria. La Shoah raccontata ai bambini" segue le vicende del piccolo Sami Finzi, di Firenze, e dell’intera sua famiglia, colpita dalle leggi razziali. Abbiamo incontrato gli autori, Anna e Michele Sarfatti, e l’illustratrice Giulia Orecchia per saperne di più.

L'albero e la memoria

Risponde... Anna Sarfatti

Il protagonista di questo libro, Sami, è un personaggio di invenzione, mentre tutto quel che gli capita è realmente accaduto. Perché ha scelto di raccontare la Shoah ai bambini con questa formula?

Con mio fratello Michele abbiamo pensato che volevamo coinvolgere i bambini attraverso una storia in cui potessero in qualche modo identificarsi: una storia possibile, fatta di momenti accaduti realmente a ebrei vissuti in Italia negli anni della persecuzione antisemita 1938-1945, ma cuciti insieme in una trama “nostra” che ci permettesse di dire tutto quanto ci sembrava importante per aiutare i bambini a capire.

Il titolo mette l’accento su un’abitudine di Sami, mettere i suoi tesori dentro il tronco di un albero di olivo. Ci dice qualcosa di più su questo aspetto? Ha un valore anche simbolico?

Gli alberi sono figure importanti: in tempo di guerra, quando le famiglie vengono disperse o uccise e le case razziate o bombardate, accade che siano gli alberi a farsi carico della memoria delle persone. Questo olivo, che conserva i preziosi ricordi di Sami, gli dà la forza di affrontare il futuro. Viene fatto di chiedersi, oggi che le nostre case si sviluppano in verticale su strade trafficate, quali elementi potrebbero conservare i nostri ricordi.

Sami è anche un personaggio che cresce, che cambia…

Il tempo è un elemento fondamentale di questo racconto. L’orologio, disegnato da Giulia in prima e ultima pagina, ne è un simbolo. Il racconto inizia con Sami di quattro anni, immerso in una bella festa religiosa con la sua famiglia, e si congeda da lui quattordicenne, appena uscito da anni tempestosi, seduto ai piedi del suo olivo, a ricostruire un filo tra passato e futuro.

Si tratta di un tempo fondamentale per Sami, come per chi nella realtà visse quel periodo. E abbiamo voluto dare del tempo anche ai lettori bambini per consentire loro di elaborare gli eventi narrati, soprattutto quello più pauroso e doloroso, l’arresto dei genitori. Per questo lo abbiamo collocato non a conclusione del racconto, ma qualche pagina prima. C’è una sorta di rispecchiamento atteso: ci aspettiamo che, mentre cresce Sami, crescano anche i lettori.

Il testo che racconta la viceda di Sami è una filastrocca… perché questa scelta?

Ho scritto molti testi in rima. Uno dei motivi è il mio bisogno/piacere di accompagnare le parole con la stessa musicalità con cui si presentano a me. L’altro motivo è che lettrici e lettori mi confermano di apprezzare questa scelta, perchè mi dicono che ha il potere di alleggerire il testo, di renderlo giocoso.

Credo che questo sia molto importante quando il contenuto è particolarmente impegnativo o addirittura doloroso, come nel caso di questo libro, o del libro sulla Resistenza Fulmine, un cane coraggioso o ancora nel caso del libro I bambini non vogliono il pizzo.

In che modo, secondo lei, i bambini della scuola primaria potrebbero esser guidati dalle insegnanti nella lettura del volume?

Il racconto offre tanti spunti di riflessione, confronto e approfondimento. Agli insegnanti consiglierei di leggere l’appendice storico-documentaria, prima di proporre il testo ai bambini. Poi non c’è che incamminarsi, percorrendo i diversi sentieri suggeriti: ci sono elementi che riguardano la cultura e le tradizioni ebraiche (che possono essere confrontati con altre religioni); elementi di storia della persecuzione antisemita in Italia; elementi che riguardano la vita dei bambini in quegli anni (i giochi, le amicizie, la famiglia, la scuola, il lavoro dei genitori); c’è un invito a “scrivere” il finale della storia, che resta aperta (dopo l’arresto dei genitori).

Se gli insegnanti hanno voglia di proseguire possono ricercare testimonianze, visitare una sinagoga o un memoriale, analizzare quegli articoli della Costituzione che sanciscono il diritto all’uguaglianza e al rispetto di tutte le religioni, far conoscere gli altri soggetti colpiti dalla ferocia nazista (oppositori politici del fascismo e nazismo, popolazioni rom e sinti) e specialmente dedicare molta attenzione a chiarire i concetti di razza e razzismo.

Risponde... Michele Sarfatti

Il testo si chiude con una appendice storica-documentaria, dove gli argomenti sono posti in forma di domanda (“Chi è un ebreo?”, “Chi sono i giusti?”). Perché ha scelto questa formula?

Avendo Anna e io scelto di narrare la grande storia tramite una storia personale-famigliare, occorreva inserire nel libro anche una descrizione completa - pur se abbreviata - della Shoah. Peraltro la storia del Novecento è stata sciaguratamente espulsa dai programmi della primaria, così non potevamo proporre una trattazione organica, destinata a incardinarsi sul nulla e quindi a precipitare. 

Ci è quindi sembrata preferibile la vecchia formula del "questionario", sempre presente nei buoni libri di testo. Solo che in questo caso non è uno strumento di verifica dell'apprendimento, ma è esso stesso uno strumento di apprendimento.

In che modo ha scelto gli argomenti da affrontare?

In partenza ho considerato appunto l'ignoranza sul tema stabilita dai programmi di storia, poi ho radunato tutte le osservazioni maturate durante la mia esperienza di giurato nazionale nel concorso indetto annualmente dal Ministero dell'Istruzione e dall'Unione delle Comunità ebraiche "I giovani ricordano la Shoah", per tutti gli ordini di scuola. Infine ho ampliato alcune risposte, per garantire tutte le nozioni e le informazioni basilari. Da ultimo, domande e risposte (e il linguaggio usato) hanno passato il vaglio critico di Anna e di altre intelligenti amiche.

Risponde… Giulia Orecchia

Quale ruolo svolgono le illustrazioni in questo testo?

Ho cercato di fare disegni che accompagnassero la storia in modo delicato, senza sovrapporsi al testo.

Come ha lavorato sui colori, le forme, i momenti della storia da “catturare”?

La gamma dei colori è ridotta per segnalare visivamente che si tratta di un'altra epoca, un'epoca di foto color seppia. Ho scelto di concentrare nelle immagini non tanto descrizioni di fatti o luoghi, quanto le emozioni narrate.

Per saperne di più

20 Dicembre 2013 Articoli

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