Cittadini in versi

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Passione civile in versi: Beniamino Sidoti sceglie e commenta alcuni testi dispersi o poco noti di grandi autori della letteratura italiana e straniera, per ragazzi e no.

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Spesso, incontrando bambini e insegnanti, parto da una domanda semplice e spiazzante: "a cosa serve la poesia?". Dopo un attimo di timore, qualcuno alza la mano e suggerisce, molto scolasticamente: "a esprimere i sentimenti". Può anche essere, ma non dovremmo accontentarci e andare oltre: "possiamo esprimere altrimenti le nostre emozioni? Perché la poesia permette di esprimerle meglio? Esistono poesie che non parlano di sentimenti? E cosa intendiamo per sentimenti?".

Altro momento di panico. I sentimenti, le emozioni, si limitano all’amore, oppure allo smarrimento (i più grandi), al sentimento della bellezza; peccato, perché la nostra grammatica dei sentimenti chiede anche di esprimere paure, stupori, timori, sussurri, grida, arrabbiature, estasi, ansie, allegrie, allergie. Qui parliamo di una passione particolare, la passione civile, che da tempi molto antichi trova cittadinanza nella poesia, con generi magari poco frequentati dalle antologie: l’indignazione che si fa satira o epigramma, l’esortazione che si fa inno, la condivisione che si fa lauda, la testimonianza che diventa canzone o cronaca in ottava. […]

Beniamino Sidoti: 14 Settembre 2011 Intercultura e convivenza civile

In Italia dobbiamo un grande rinnovamento a Gianni Rodari, alle sue Filastrocche in cielo e in terra del 1960 (non a caso nate anche per un giornale, nella pagina della corrispondenza), di cui scrive a Giovanni Arpino: “Non si tratta di poesie, neanche da lontano, ma di filastrocche, fatte per divertire, o per insegnare qualcosa, o per dare delle informazioni, insomma appartengono interamente alla sfera pratica” . Rodari accenna così, con tipico understatement, la sua poetica e il suo piglio: le poesie di impegno civile (e patriottico, anche), non mancavano certo nella letteratura giovanile a lui contemporanea; mancava però quella capacità dimettersi in prospettiva, di evitare paternalismi e stucchevoli semplificazioni.

I suoi testi migliori non propongono una morale, ma riescono a interrogare e divertire, parlano di società come parte della complessità del mondo; sono gli stessi temi che compaiono nelle sue prose e fiabe: il pacifismo, l’ecologia (Ci vuole un fiore, per tutte), la convivenza, i diritti. Nel mondo di Rodari i bambini sono cittadini diversamente giovani, capaci di porsi domande e conoscere l’ambiente cui appartengono e di cui sono responsabili. Partiamo da Rodari, dunque, riproponendo una poesia meno conosciuta, di sapore apocalittico, come Natura, vattene!, tratta da Il pianeta Accazeta, il libro pubblicato postumo da Giunti nel 1989.

A Rodari facciamo seguire i due massimi poeti per ragazzi: Pietro Formentini e Roberto Piumini. I temi sono gli stessi, ma le poesie sono più vicine a noi nel linguaggio e nella scelta del punto di vista. Formentini, in particolare, sfrutta nella poesia La terra dov’è (tratta da PoesiaFumetto, Roma, Nuove Edizioni Romane, 2007) un espediente caro ai ragazzi: lo sguardo narrante di un alieno, vicino al bambino, che non accetta a priori la bruttezza che lo circonda. Piumini, poeta italiano tra i più importanti per ragazzi, è qui presente con Diritto all'identità un brano che è come un’introduzione al tema: tratto da Lo Zio Diritto. La ballata dei diritti dell'infanzia (Firenze, Giunti Progetti Educativi, 2007), presenta il tema dei diritti dei bambini, e aiuta a riflettere sulla tematica in generale, prima ancora di scendere nel dettaglio.

Senza titolo di Elio Pecora è inserita nel libro L’albergo delle fiabe e altri versi (Roma, Orecchio Acerbo 2007): anziché proporre una presa di posizione, suggerisce un atteggiamento, una possibilità, una poetica politica dell’ascolto, di cui personalmente sento una gran necessità. L’altro testo è di Francesca Lazzarato, Con odore di aglio e rosmarino, tratto da una breve e intensa antologia di prose poetiche sulla vita degli animali in città, Topissimamente tuo (Roma, Orecchio Acerbo, 2004): ancora un cambio di punto di vista, ad assumere una prospettiva innocente ed esiliata come quella, in questo caso, di un vitello. Si tratta di una costellazione, incompleta e frammentaria: mancano, tra i contemporanei, brani anche significativi di poeti diversamente impegnati come Bruno Tognolini, Giuseppe Pontremoli, Vivian Lamarque, Giusi Quarenghi, Giovanna Zoboli, Nino De Vita, Chiara Carminati

Propongo infine due poesie tradotte dalla lingua inglese. La prima, I generali, è di Shel Silverstein, multiforme personaggio che si è diviso tra musica, teatro, libri per bambini, illustrazione e versi (l’unico anarchico equivalente europeo che mi viene in mente è il francese Boris Vian). Dal suo Strada con uscita (tradotto da Salani nel 1994, disgraziatamente non più disponibile), traggo una brillante – e rodariana, diciamolo! –satira dei generali e della vita militare (I generali). La seconda, invece, è di Tony Mitton, La bambina venuta dal futuro (tratto da PrugnaTorino, Einaudi, 2001) che riprende il tema dello sguardo “altro”, mettendoci di fronte ai bambini che ci guardano. 

da "La Vita Scolastica", n. 18, 2008 

Scarica il pdf con i testi citati e la versione completa dell'articolo

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