Inchini e riconoscenza: la figura del docente in Giappone

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Inchini e riconoscenza: la figura del docente in Giappone

Chi insegna non è solo colui che detiene il sapere, ma è anche e soprattutto un educatore, un maestro di vita. Alle elementari, gli insegnanti sono visti come fratelli/sorelle maggiori. Di Eleonora Blundo (PLS, Tokyo, traduttrice ed esperta di cultura giapponese)

classe scuola giappone

“In Estremo Oriente, quella dell’insegnante è una professione molto rispettata, intesa come una missione di vita e una mansione ricercata. Apprendere e conseguire un titolo accademico sono considerati gli obiettivi prioritari nella vita odierna di un giapponese. Ecco perché gli insegnanti in Giappone giocano un ruolo fondamentale”. (Merry White, 1987).

Il termine sensei (lett. nato prima), con il quale in Giappone si indica la figura del docente, viene normalmente usato per riferirsi a chiunque sia dotato di autorità ed esperienza in un determinato campo, e abbia raggiunto negli anni un notevole grado di eccellenza e popolarità.
In Giappone, il docente non è solo colui che detiene il sapere e impartisce una disciplina, ma è anche e soprattutto un educatore, un maestro di vita.

Non esiste subordinazione nei confronti del dirigente scolastico, che solitamente viene scelto tra gli insegnanti dopo 20-25 anni di servizio e anche dopo l’avanzamento di carriera, continua ad essere considerato un docente fra i docenti, “il primo tra pari” (David B. Willis, Patricia Horvath 1988).

Alle scuole elementari, gli insegnanti sono visti come dei fratelli, delle sorelle maggiori che si prendono cura degli alunni, infondendo loro l’amore per lo studio e il sapere.
Al liceo, invece, diventano come dei supervisori, delle guide esterne.
La mansione del docente giapponese non si limita alla sola didattica in classe, ma comprende altri incarichi.
Molti insegnanti diventano per esempio referenti dei vari club studenteschi; si interessano della vita extrascolastica e del benessere psico-fisico dei loro studenti. Per cui, nel caso di assenze prolungate da parte di uno studente, il docente ha il compito di fargli visita fino a casa.

Oggi il rapporto insegnante-studente è ancora di tipo verticale e il metodo didattico sembra essere quello deduttivo, proprio della lectio tradizionale, in cui l’insegnante che detiene il sapere lo trasmette allo studente.
Motivo per cui in Giappone la figura del docente gode di grande riconoscenza e rispetto da parte della società, che gli attribuisce un’autorità quasi incondizionata.
Non sorprenderà sapere che l’inizio e la fine di ogni lezione sono sempre preceduti da un inchino collettivo da parte della classe, per onorare il servizio reso dall’insegnante.
Gli studenti si alzano in piedi al suono di kiritsu (lett. in piedi), proferito da uno dei compagni che ha ricevuto l’incarico. Dopo aver riposto la sedia sotto al proprio banco ed essersi abbottonati la giacca della divisa, ci si inchina al suono di rei (lett. ringraziamento o inchino).

Alla base di questo rispetto, c’è probabilmente l’idea socialmente condivisa che l’istruzione sia uno dei compiti prioritari di ciascun individuo, una responsabilità a cui non ci si può negare, specialmente se si vuole essere accettati dalla società in cui si vive.
L’istruzione scolastica ha un peso notevole in Giappone. Alle scuole pubbliche, si preferiscono le scuole private, il cui nome, se di prestigio, facilita l’accesso nelle migliori università (prima) e nelle migliori aziende (poi).
Dunque, il destino di un bambino sembra dipendere completamente dalle scuole che frequenterà nell’arco della sua vita e dal tipo di istruzione che riceverà.

Foto da Wikipedia (tony cassidy da Nottingham, UK - Flickr)

 

 Leggi anche: Impressioni scolastiche dal Giappone di Mario Maviglia

29 Maggio 2017 Articoli

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