Il digitale nella scuola italiana

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Il digitale nella scuola italiana

Intervista a Marco Dominici

A che punto siamo col digitale, nella scuola italiana? Come si può rispondere all'atavico problema dei fondi? Come si stanno muovendo gli insegnanti? E gli editori? Ce ne parla Marco Dominici, autore del saggio "Il digitale e scuola italiana". 

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Il digitale nella scuola italiana

All'inizio del suo lavoro raccoglie alcuni dati sull'età media degli insegnanti italiani, le loro condizioni economiche e lo stato degli edifici scolastici in Italia. In che modo questi elementi influenzano la penetrazione e l'uso del digitale?

Ripeto sinteticamente quello che scrivo in quel capitolo, dove affermo che non ne faccio una questione di età anagrafica: ho visto e vedo molti insegnanti non giovanissimi che sono interessati ad aggiornare la propria didattica a volte molto più di parecchi colleghi appena laureati. Però è innegabile che rimettersi in gioco di nuovo e per di più senza alcun incentivo economico non è affatto facile per nessuno, tantomeno per chi ha alle spalle molti anni di insegnamento di un certo tipo. Per quanto riguarda gli edifici scolastici, a parte la loro obsolescenza strutturale, sono spesso inadeguati per connessioni a banda larga o wifi che possano servire appropriatamente tutte le classi.

Una parte del suo saggio è dedicata alle nuove implicazioni didattiche delle tecnologie. Ci segnala le innovazioni possibili, più importanti?

Paradossalmente, le implicazioni didattiche che le tecnologie offrono non sono così nuove come molti immaginano. Direi piuttosto che le tecnologie, con la loro logica reticolare e non lineare, una logica improntata alla condivisione piuttosto che alla gerarchizzazione, sicuramente rimettono in circolo teorie e metodologie pedagogiche già promosse e praticate nel passato (penso alla nostra Montessori, o a Dewey, ma anche a Piaget e alle teorie costruttiviste).
Si tratta, in fondo, di far emergere, grazie alle tecnologie, un processo già presente in modo carsico nella scuola, ma ancora considerato eccentrico (nel senso etimologico del termine) e che privilegia  la logica di condivisione, di costruzione del sapere attraverso la collaborazione.

Altro fattore importante: prima dell’avvento del web, la nostra dieta mediatica era caratterizzata dalla scarsità di informazioni erogate in modi e tempi dettati da chi deteneva il loro controllo; ora siamo immersi un flusso inesausto in cui l’abbondanza di fonti e di dati rende necessario distinguere, per dirla con il titolo di un saggio recente, il segnale dal rumore, cioè selezionare e filtrare ciò che ci è utile per la nostra ricerca e per la nostra costruzione di senso e conoscenza. Credo che questa debba diventare la priorità di un processo educativo adeguato: capire le tecnologie, prima ancora di utilizzarle.

Facciamo la parte del diavolo: tanti insegnanti, quando postiamo sul nostro facebook articoli che riguardano banda larga e nuove tecnologie, ribattono: dateci la carta igienica, poi ne riparliamo! Che cosa risponderebbe a questi insegnanti?

Guardi, sulla questione della carta igienica credo si sia già espresso benissimo Franco Giovannini proprio su questa rivista appena un mese fa in un articolo sulle piattaforme di apprendimento. Da parte mia, non posso che proseguire il discorso fatto poco prima: il digitale dovrebbe entrare in classe non solo e non tanto come strumento, ma come insieme di logiche, dinamiche e spazi di interazione e comunicazione che hanno le loro regole e il loro funzionamento: è quindi necessario un passaggio fondamentale che conduca gli studenti dalla confidenza tecnologica a una consapevolezza tecnologica. Sono due concetti profondamente diversi a cui nel mio saggio dedico un’attenzione particolare.
In sostanza, le tecnologie non possono essere adottate senza farne proprie le implicazioni di cui abbiamo parlato poco fa e questo non può accadere senza un profondo ripensamento di molti aspetti della pratica scolastica.

La sua inchiesta ha coinvolto anche il ruolo degli editori. A che punto siamo, in Italia? Quali sono le idee più importanti che ha raccolto al proposito?

Gli editori scolastici stanno investendo molto sul digitale, inizialmente forse costretti da direttive ministeriali che, sin dai tempi del ministro Gelmini, hanno imposto materiali “misti”, i quali ora potranno essere anche esclusivamente digitali. La mia modesta impressione, però, è che il Ministero non abbia accompagnato le marce forzate nel digitale con un processo parallelo di maturazione di quei presupposti sopra descritti, processo che dovrebbe invece essere prioritario. C’è invece stata la solita ansia di prestazione e l’inseguimento delle mode in atto, senza una riflessione metodologica e pedagogica in grado di interpretare i profondi cambiamenti occorsi nel rapporto tra conoscenza e tecnologia.
L’editoria di settore deve fare ancora molta strada per arrivare a fornire gli strumenti, i materiali e gli ambienti adeguati a una vera svolta digitale. Su questo tema, Dino Baldi nell’intervista riportata nel mio saggio dice cose molto sensate che spero possano presto concretizzarsi in prassi.

Che cosa pensa della riforma della scuola al momento in discussione?

Mi è capitato recentemente di assistere a un incontro con Andrea Camilleri, secondo il quale una vera riforma, se vuole essere tale, deve scardinare le basi su cui poggia il sistema educativo attuale e rifondarne uno rimuovendo le macerie del precedente. Sono completamente d’accordo. Gli interventi a cui abbiamo assistito fino ad oggi non rappresentano una riforma, ma aggiustamenti, contenitori nuovi per idee vecchie; formule a effetto e hashtag, se vogliamo proprio definire l’attuale proposta del governo Renzi.
Nel mio saggio passo in rassegna alcuni dei concetti-chiave che in questo inizio di secolo hanno profondamente ridefinito il sistema culturale nel suo complesso: disintermediazione, scarsità vs abbondanza di informazioni, intelligenza connettiva e non più solo collettiva; logica reticolare e non più piramidale. Mai come ora sembrano quindi maturi i tempi per una riforma vera del sistema scolastico, ancora improntato, nel suo complesso, alla standardizzazione e alla trasmissione del sapere di stampo post-industriale.
Non si tratta più della contrapposizione tra apocalittici e integrati, ma dell’esigenza di riorganizzare i contenuti  e le strategie cognitive per un ripensamento generale della funzione e delle finalità della scuola.

Per saperne di più

Marco Dominici sarà presente insieme a Dino Baldi, Marco Ambra (curatore di Teste e colli, un ebook sulla #Buonascuola) e Elisa Lucchesi (docente e ideatrice di #TwSofia) a un incontro pubblico su scuola, editoria e tecnologie che si terrà presso la biblioteca San Giorgio di Pistoia il 4 maggio (ore 17).

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