Disegnare la scienza per renderla più familiare

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Come comunicare la scienza ai bambini? Come rendere accessibili materie "invisibili" come chimica, fisica e microbiologia? Verso un modello di divulgazione più inclusivo, che punta sulle arti visive. Di Matteo Farinella, neuroscienziato

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La scienza sta diventando una parte sempre più integrale della nostra vita. Dal momento in cui accendiamo uno smartphone o usiamo un navigatore satellitare, osserviamo il frutto di lunghi anni di ricerca ed ingegneria. Ben presto ognuno di noi potrà avere facilmente accesso al proprio genoma, microbioma e chissà che altro. Proprio per questo, nel mondo della divulgazione scientifica c’é sempre più interesse a parlare di come la scienza puó essere applicata alla vita di tutti i giorni. L’obiettivo é quello di creare un modello di divulgazione più inclusivo, che riesca rendere la scienza qualcosa di familiare ed accessibile a tutti, piuttosto che una conoscenza fine a se stessa che incute un senso di mistero misto ad una riverenza quasi religiosa.

Come comunicare la scienza ai bambini? 

Questa strategia è particolarmente importante quando si tratta di comunicare la scienza ai bambini, che è dove si forma la futura immagine della ricerca. I libri scientifici per bambini più tradizionali cercavano spesso di attirare l’attenzione dei lettori con animali esotici, pianeti lontani ed eccezionali storie di scienziati-esploratori. Questo tipo di argomenti è indubbiamente affascinante, ma ha ben poco a che fare con l’esperienza quotidiana dei bambini (e, a dire il vero, anche della maggior parte degli scienziati). Spesso fare ricerca al giorno d’oggi vuol dire sviluppare un senso di osservazione e trovare l’inaspettato anche negli oggetti più comuni, piuttosto che viaggiare in luoghi lontani e misteriosi. Concentrarsi sugli aspetti più avventurosi della scienza rischia quindi di creare false aspettative e rinforzare un divario tra bambini (e bambine!) appassionati di scienza e gli altri, che continueranno a considerare la scienza qualcosa di interessante ma, in fin dei conti, irraggiungibile, dominio esclusivo di coraggiosi esploratori e ‘geni’ solitari.

Ma come possiamo rendere accessibili materie "invisibili" come chimica, fisica e microbiologia? L’ostacolo non sta certo nell’inesauribile curiosità dei bambini. La vera sfida per noi divulgatori è trovare un modo di trattare questi argomenti in maniera che sia chiara e allo stesso rilevante agli occhi dei bambini. Proprio in questi casi le arti visive possono diventare il migliore alleato della divulgazione scientifica. I libri scientifici da sempre usano illustrazioni e diagrammi per rappresentare ciò che non possiamo vedere a occhio nudo. Portando all’estremo questa semplificazione, e prendendosi qualche libertà con metafore e personaggi (che sfruttano l’innata tendenza dei bambini di antropomorfizzare oggetti e animali) è possibile trasformare anche le scienze più ‘fredde’ in una vera e propria avventura. La pionieristica serie Esplorando il Corpo Umano ha già dimostrato l’efficacia di questa formula e negli ultimi 20 anni abbiamo visto una proliferazione di simili animazioni, fumetti e illustrazioni scientifiche mirati ai più piccoli. Come spesso succede molte di queste sperimentazioni cominciano online, con scienziati ed educatori che si improvvisano disegnatori (con risultati molto vari) ma stanno finalmente arrivando anche sui classici libri illustrati.

Disegnare il cervello come una metropoli

Per esempio, nel mio libro Benvenuti a Cervellopoli (Editoriale Scienza 2017) ho trasformato il cervello in una grande metropoli, in cui il giovane neurone Ramon viaggia di quartiere in quartiere, cercando la sua futura occupazione. Mentre Ramon è impegnato in questa gita, la proprietaria del cervello viene punta al piede da uno scorpione: ciò dà l’opportunità di vedere varie aree del cervello al lavoro su un problema reale, piuttosto che discutere il loro funzionamento in maniera puramente didattica e astratta. In questo modo, anche un argomento apparentemente complicato come le neuroscienze può diventare accessibile ai bambini. L’obiettivo ovviamente non è spiegare il funzionamento del cervello in dettaglio, ma piuttosto innescare il prima possibile la curiosità per questo organo che letteralmente costruisce la nostra realtà quotidiana, e di cui sappiamo ancora così poco.

In conclusione, le arti visive offrono enormi potenzialità per la divulgazione scientifica, soprattutto quando si tratta di rendere più accessibili materie "astratte" eppure importanti per la vita di tutti i giorni. L’ostacolo principale, per il momento, resta trovare autori capaci di sfruttare al meglio questo formato, che spesso richiede un’intensa collaborazione tra scienziati, scrittori e illustratori. Per integrare al meglio contenuti, storia e disegni è importante che gli scienziati apprezzino l’importanza della storia e dei disegni, ma anche che gli illustratori siano a loro agio con la materia trattata e siano in grado di elaborarla in maniera efficace. La speranza è che nei prossimi anni vedremo sempre più editori ed illustratori investire in questo nascente campo delle scienze illustrate, e che un giorno avremo corsi di specializzazione come già esistono in giornalismo, fotografia e documentario scientifico.
 

Matteo Farinella: 23 Giugno 2017 Divulgazione

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