I bambini e il paesaggio

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L’esperimento mentale dell’utopia, affrontato in gruppo, è un’occasione per parlare del paesaggio in cui si vorrebbe vivere. Nel farlo, bambine e bambini riflettono sugli elementi e sulle azioni che costituiscono i paesaggi, confrontando quelli a loro noti con quelli immaginati.

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Una bambina di Scampia, indicando gli imponenti palazzi visibili attraverso la finestra della classe quarta, dice che sull’isola di utopia non vorrebbe edifici di questo tipo e, soprattutto, che non li vorrebbe così numerosi e così vicini. Ricorda in particolare, con disappunto, quando ne hanno costruito uno che le impedisce di vedere dalla sua finestra quella di un’amica, con cui prima poteva in qualche modo comunicare.

La percezione condivisa in classe è che lì ci siano troppi palazzi: c’è poco spazio per guardare fuori dalla finestra e ci si sente “stretti” quando si cammina nelle strade. I problemi non mancano neppure in casa, come sottolinea un bambino che non riesce a concentrarsi quando studia, per i rumori che arrivano dal piano di sopra, e che non riesce a giocare liberamente come vorrebbe, per le lamentele che potrebbero arrivare dal piano di sotto.

Si potrebbe trarre spunto da queste osservazioni per ripercorre la storia dei grattacieli e delle trasformazioni urbane a partire dalla seconda metà del XIX secolo. Oppure, più in generale, per fare una “storia delle città”, alla ricerca di modelli antichi da confrontare con quelli contemporanei.
Si veda, ad esempio, l’effetto che può fare un video animato sull’evoluzione di Manhattan:

Tornando al paesaggio in generale, da quel che dicono i bambini è chiaro che per loro non conta soltanto ciò che si vede, ma anche e soprattutto ciò che si può fare e ciò che si sente (odori, colori, suoni): insomma, quando si pensa al paesaggio non si pensa a una collezione di vedute o di panorami, ma ad un insieme di possibilità di azione e comunicazione che danno forma tanto al corpo, quanto al “mondo interno” di chi ci vive.

A seconda del paesaggio che abbiamo intorno, possiamo prendere o abbandonare certe abitudini. Dopo avere immaginato un paesaggio con un villaggio di casette e case sugli alberi, prati, sentieri e tante possibilità di esplorare all’aperto con gli amici, a Pisa un bambino di cinque anni – che aveva riconosciuto in precedenza di essere molto attratto dai videogiochi e di giocarci volentieri – arriva a dire: “sull’isola non porterei i videogiochi, perché se li avessi in casa, forse mi perderei tutto il divertimento fuori”.

Come aveva già detto Alessandro, bambino di terza elementare a Riva del Garda, indicando la finestra: "quello qua fuori è un paesaggio, il mondo che ci circonda, tutte le cose che ci circondano diventano un paesaggio".
I paesaggi che contano non ci stanno di fronte, come quando facciamo una fotografia, ma intorno. Su questo si può lavorare, considerando come questo “intorno” è cambiato nel tempo e come, mentre cambia, cambiamo anche noi.
Le analisi al riguardo possono diventare anche molto raffinate, come quando due classi di quinta elementare, a Bergamo, hanno iniziato a riflettere su una domanda: Bergamo è un solo paesaggio, o tanti? "Dipende dal tipo di quartiere. Ci sono dei quartieri quasi abbandonati, vecchi, con tutte quelle case che vanno a pezzi, quelli sono brutti. Invece quelli un po’ moderni sono belli". Questa è l’opinione di un bambino, su cui altri possono essere in disaccordo. Soprattutto, è difficile definire la bellezza di un paesaggio e comprendere la tendenza a rendere brutti i paesaggi in cui si vive. A Bergamo le stesse classi individuano anche un paradosso: a volte si inizia a costruire in un paesaggio bello, perché è bello, ma poi, a forza di costruire, si perde proprio quel bel paesaggio in cui si voleva vivere. All’improvviso, "ci si accorge che non c’è più il paesaggio bello".

Imparare a riflettere su questi aspetti, pensando ai paesaggi in cui si vive e a quelli in cui si vorrebbe vivere, è una delle premesse per l’educazione alla vivibilità così urgente nel nostro tempo.

 

Per saperne di più

Strumenti per approfondire

G. Cepollaro, U. Morelli (a cura di), Paesaggio lingua madre, Erickson, Trento 2014

Idee ed esempi di attività per l’educazione al paesaggio si trovano nel sito stepjunior, di tsm-Step, Scuola per il governo del territorio e del paesaggio della Provincia Autonoma di Trento: il sito è dedicato all’Educazione al paesaggio per le nuove generazioni: http://iovivoqui.tsm.tn.it.

Immagini del paesaggio

M. Bussagli, Il paesaggio, Giunti Editore, Firenze 2012
M. Franchini, Disegnare il paesaggio. Vedute, monumenti e impressioni di viaggio, Giunti Demetra, Firenze 2010

Video e racconti

Un racconto da leggere e su cui lavorare con i bambini:
J. Giono, L’uomo che piantava gli alberi, Salani (varie edizioni).
Su YouTube si trova un bel cartone animato in lingua italiana, che racconta la storia:

Futuro con vista: un video da vedere e commentare in classe, sulle scelte e sulle responsabilità per il paesaggio del futuro (testi di Emanuela Fellin e Ugo Morelli, con Isabella Bossi Fedrigotti e Massimiliano Griot)

 

Futuro con vista from Matteo Scotton on Vimeo.


 

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