Istruzione domiciliare: solo una scuola atipica?

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Quando il maestro domiciliare accompagna un bambino malato e una famiglia in sofferenza deve mettere in campo competenze particolarmente complesse e delicate. Di Adriana Molin. 

bambina ospedale ©wavebreakmedia:Shutterstock

L’istruzione domiciliare è una nicchia che risponde a un principio di impegno civile ed educativo e proprio per questo può offrire indicazioni generali utili a tutti i docenti sul tema della diversità. Gli insegnanti sono ben temprati su questo fronte. DSA, BES, benessere a scuola sono espressioni che usiamo molto spesso in questi tempi e infinite sono le iniziative che scuola e ricerca educativa promuovono allo scopo di rendere operative indicazioni ministeriali e leggi volte ad assicurare a ogni bambino non solo il diritto allo studio, ma le migliori condizioni possibili affinché tale diritto sia goduto e ciò accade quando processi di sviluppo ed istruzione interagiscano in modo proficuo. Che ci sia un grande fermento nella direzione del “fare sempre di più e meglio” è testimoniato dai 25.800.000 risultati apparsi in rete, in 58 secondi, digitando solo l’acronimo DSA, dai 27.400.000, in 56 secondi, relativi a “benessere a scuola” e dai 75.900.000, in 49 secondi, riferiti a “BES”. Al confronto, i 407.000 risultati ottenuti con “istruzione domiciliare” potrebbero sembrare pochi per un tema che coinvolge così profondamente. La scuola domiciliare è vero che rappresenta un piccolo segmento, ma rilevante ed è la prova tangibile della dedizione e passione educativa che molti insegnanti esprimono nei riguardi di bambini e ragazzi colpiti da malattie invalidanti per lunghi periodi.
L’istruzione domiciliare e/o la scuola in ospedale, come è noto, sono i servizi scolastici che permettono a bambini e ragazzi affetti da gravi patologie di usufruire delle lezioni ed essere seguiti da docenti direttamente a casa o nel luogo di cura. In particolare, l’istruzione domiciliare sembra rispondere in modo innovativo e sensibile al recupero psicofisico del bambino, un recupero ancorato saldamente alla vicinanza e al mantenimento dei rapporti sociali e amicali con la classe di appartenenza. È la vicinanza anche fisica data dalla presenza del maestro o maestra a casa che comunica al bambino malato e alla sua famiglia la possibilità e la speranza di un ritorno alla normalità. E i docenti che sono chiamati a farne parte accettano una sfida che ha luogo in una scuola di frontiera, la casa, ed esige molte risorse e capacità personali e professionali.
Se per tutti i maestri rispondere ai bisogni educativi dei loro allievi è arduo, lo è ancora di più per chi è impegnato nell’istruzione domiciliare poiché l’attività didattica si declina in modo sostanzialmente diverso per
- luogo d’istruzione: casa versus classe,
- contesto: famiglia versus scuola
- contatto diretto con la malattia, le sofferenze e le paure che provoca negli esseri umani.

Sono queste ultime dimensioni professionali che implicano capacità relazionali e organizzative profondamente differenti da quelle tipiche in cui abitualmente si trova immerso l’insegnante. Anche l’intervento didattico presume cambiamenti metodologici radicali poiché va inquadrato nel processo formativo che ha subito modifiche e rallentamenti causati dalla malattia stessa e, pertanto, deve essere armonizzato con le esigenze di cura e con la progettazione curriculare della classe di appartenenza del bambino. Per corrispondere al suo impegno educativo, cruciale per il maestro è, quindi, mantenere viva nel bambino la voglia d’imparare, favorire i contatti con i compagni di classe - usando tutti i mezzi disponibili - e sostenerne gli impegni nella quotidianità, cioè rispettare i compiti scolastici in modo da non deludere le attese presenti nel bambino e sviluppate quando frequentava la scuola e la malattia non si era ancora manifestata.
Esiste un continuum tra salute e malattia e in quel continuum si inscrive il rapporto speciale tra bambino in una situazione di estrema vulnerabilità, maestro e genitori in sofferenza. E tuttavia la malattia segna un confine tra un prima e un dopo che è necessario comprendere e accettare, in quanto maestri impegnati a dare senso e continuità a quanto è accaduto, sta accadendo e accadrà nel tempo scuola.
Nel recarsi a casa dello scolaro, il docente offre al bambino e ai genitori uno scampolo di normalità, uno spicchio di vita scolastica che, oltre ad esprimere vicinanza, partecipazione, empatia, conoscenze, ricorda loro il diritto allo studio e alla salute delle società civili. Non è una scuola atipica: è una declinazione della scuola autentica.

 

Per saperne di più

Leggi l’articolo “L’istruzione domiciliare:…” in Psicologia e Scuola n. 53, ottobre 2017

II servizio di istruzione domiciliare - Vademecum ad uso delle scuole - MIUR
    

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