Pensioni e part-time, ecco come fare domanda

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Requisiti per maturare la pensione, legge Fornero, domande online, APE... Istruzioni per l'uso e qualche novità. Di Paolo Bonanno. 

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Con la nota 50436/17, pubblicata il 23 novembre scorso, il MIUR ha dettato, con un certo anticipo rispetto agli anni precedenti, le annuali disposizioni operative per le cessazioni dal servizio a decorrere dal 1° settembre 2018, in attuazione del DM prot. 919 di pari data.

Come è noto le istruzioni riguardano le modalità di cessazione dal servizio del personale della scuola, con particolare riferimento alla disciplina della maturazione del trattamento di quiescenza.

Le domande

Il termine di scadenza per la presentazione delle domande di dimissioni volontarie dal servizio per il personale docente, educatore e ATA è stata fissata al 20 dicembre 2017. Per i dirigenti scolastici, come prescrive l’articolo 12 del Contratto collettivo nazionale della specifica Area, il termine scadrà, invece, il 28 febbraio 2018.

Il termine del 20 dicembre riguarda anche l'eventuale richiesta di trasformazione del rapporto di lavoro a tempo parziale e contemporanea concessione del trattamento pensionistico, facoltà prevista dal decreto del Ministro della funzione pubblica n. 331 del 29 luglio 1997.

Parlerò dopo delle poche, ma importanti, novità che riguardano le forme di maturazione del trattamento diretto di quiescenza. Ora ricordo che le domande di dimissioni, salvo specifiche eccezioni, devono essere presentate utilizzando la funzione istanze online, previa registrazione sul sito del MIUR. Ricordo anche che ormai da tempo la corresponsione della pensione non è più automatica: oltre alla domanda di cessazione dal servizio, infatti, è necessario presentare anche un’istanza per la corresponsione del trattamento pensionistico che gli interessati devono trasmettere direttamente all’INPS, con le seguenti specifiche modalità:

  • presentazione della domanda on-line accedendo al sito dell'INPS, previa registrazione;
  • presentazione della domanda tramite Contact Center Integrato (n. telefonico 803164);
  • presentazione telematica della domanda con l'assistenza – gratuita – di un Patronato.

Modalità diverse non saranno considerate valide ai fini dell'accesso alla prestazione pensionistica e quindi è indispensabile rispettarle per avere la certezza della corresponsione della pensione fin dal 1° settembre.

Ricordo che il personale interessato dovrà dichiarare espressamente nella domanda di cessazione se intende cessare comunque o, viceversa, permanere in servizio in caso sia riscontrata da parte dell’INPS la mancanza dei requisiti di accesso al trattamento.

Una importante novità: fino allo scorso anno l’accertamento del possesso dei requisiti che danno diritto al trattamento di quiescenza era di competenza degli Uffici Scolastici territoriali. Quest’anno invece la verifica è affidata direttamente alle sedi competenti dell’INPS, che valuteranno i dei dati presenti sul conto individuale assicurativo di ciascun lavoratore. L’accertamento sarà effettuato entro i termini che saranno comunicati successivamente con nota congiunta MIUR/INPS, che prevedrà anche i termini per l’espressione da parte degli interessati di diversa volontà rispetto alla cessazione dal servizio.

Gli Uffici scolastici regionali avranno comunque l’onere di effettuare entro il mese di dicembre 2017 un’esatta ricognizione delle domande di ricongiunzione, riscatti, computo presentate entro il 31 agosto 2000 da coloro che cesseranno dal servizio con decorrenza 1 settembre 2018 e che non risultano ancora definite.

I requisiti per maturare la pensione

In sintesi vediamo di seguito quali sono attualmente i requisiti necessari per cessare dal servizio con diritto a pensione.

In primo luogo coloro che avessero maturato entro il 31 dicembre 2011 i requisiti previsti prima dell’entrata in vigore della famosa (e famigerata) legge 214/11 (Fornero) possono accedere al trattamento di quiescenza (contando anche i periodi tra il 1° settembre e il 31 dicembre):

Per la pensione di vecchiaia

61 anni di età anagrafica – requisito di vecchiaia facoltativo che riguarda esclusivamente le dipendenti donne – e 20 anni di contribuzione

Per la pensione di anzianità

40 anni di contribuzione – requisito della massima anzianità contributiva – prescindendo dall’età anagrafica
60 anni di età e 36 anni di contribuzione – (quota 96)
61 anni di età e 35 anni di contribuzione – (quota 96)

Per raggiungere la cosiddetta “quota 96” è possibile sommare anche eventuali frazioni di età e contribuzione (esempio: 60 anni e 4 mesi di età anagrafica con 35 anni e 8 mesi di contribuzione).

Accesso alla pensione dopo la legge Fornero

Coloro che non avessero già maturato i requisiti pensionistici entro il 31 dicembre 2011 potranno accedere al trattamento di quiescenza con i seguenti requisiti:

Pensione di vecchiaia per uomini e donne con almeno 20 anni di contributi: età anagrafica di 66 anni e 7 mesi, compiuta entro il 31 agosto 2018 (in questo caso il collocamento a riposo avviene d’ufficio). Età anagrafica di 66 anni e 7 mesi compiuta entro il 31 dicembre 2018, a domanda dell’interessato (vecchiaia anticipata). Potranno presentare domanda per questo tipo di pensione anche coloro che compiranno i 65 anni (v. dopo) tra il 1° settembre e il 31 dicembre 2018 avendo maturato entro il 31 dicembre 2011 un’anzianità contributiva di almeno 40 anni.

Una importante precisazione con riferimento a quanto detto: il collocamento a riposo con risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro da parte dell’amministrazione in realtà avviene al compimento dei 65 anni di età (cosiddetto “limite ordinamentale”). Tuttavia nel caso in cui al compimento di tale età anagrafica il dipendente non avesse maturato il requisito contributivo necessario (20 anni, come detto) l’amministrazione dovrà trattenerlo in servizio fino al momento in cui tale requisito non risulti raggiunto, in modo da consentire l’accesso al trattamento pensionistico.

Pensione anticipata

È possibile cessare a domanda dal servizio con diritto a pensione anche nel caso in cui, pur non avendo compiuto l’età anagrafica richiesta dalla legge (al momento, quindi, 66 anni e 7 mesi) quando

  • per le donne, sia stata raggiunta entro il 31 dicembre 2018 un’anzianità contributiva di 41 anni e 10 mesi;
  • per gli uomini, di 42 anni e 10 mesi sempre entro il 31 dicembre 2018.

È confermato che non è più applicabile la penalizzazione in precedenza prevista per coloro che, pur avendo maturato i requisiti contributivi, abbiano comunque un’età inferiore ai 62 anni.

Si deve comunque ricordare che all’atto del raggiungimento dell’anzianità contributiva pensionabile (che adesso è anzianità minima e non più massima) l’amministrazione ha la facoltà (che comunque deve esercitare se non vi sono esigenze particolari di servizio) di collocare a riposo d’ufficio il dipendente, che maturi tale anzianità. La facoltà deve essere esercitata con un preavviso di non meno di 6 mesi rispetto alla data di cessazione ordinaria dal servizio (e quindi entro il 28 febbraio per la cessazione dal 1° settembre). Qualora l’amministrazione non si attivi in tal senso dovrà comunque collocare a riposo il dipendente al compimento del già richiamato limite di età ordinamentale di 65 anni.

Un’eccezione al regime di cessazione forzata è stata introdotta per il personale della scuola dall’articolo 1, comma 257, della legge 28 dicembre 2015, n. 208. Tale norma ha previsto che al fine di assicurare continuità alle attività previste negli accordi sottoscritti con scuole o università dei Paesi stranieri, il personale della scuola impegnato in innovativi e riconosciuti progetti didattici internazionali svolti in lingua straniera, al raggiungimento dei requisiti per la quiescenza, possa chiedere di essere autorizzato al trattenimento in servizio retribuito per non più di due anni. Il trattenimento in servizio è autorizzato, con provvedimento motivato, dal dirigente scolastico e dal direttore generale dell'ufficio scolastico regionale.

Trattenimento in servizio

Il decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito con modificazioni dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, ha abolito l’istituto del trattenimento in servizio oltre i limiti di età. Abrogando l’articolo 16 del decreto legislativo n. 30 dicembre 1992, n. 503, che prevedeva tale istituto in conseguenza, secondo una discutibile interpretazione ministeriale, ha implicitamente abrogato (più correttamente si dovrebbe dire “ha reso inefficace”) anche il comma 5 dell’articolo 509 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 che conteneva le disposizioni specifiche per il personale della scuola.

Nulla invece è stato innovato rispetto al comma 3 dell’articolo 509 del d.l.vo 297/1994, che disciplina tuttora i trattenimenti in servizio per raggiungere il requisito contributivo minimo ai fini del trattamento di quiescenza. Ne consegue che nel 2018 potranno chiedere la permanenza in servizio i soli soggetti che, compiendo 66 anni e sette mesi di età entro il 31 agosto 2018, non saranno in possesso di 20 anni di anzianità contributiva entro tale data.

Le relative istanze dovranno essere presentate in forma cartacea.

Opzione donna (art. 1 comma 9 della legge 23 agosto 2004, n. 243)

La legge 243/2004 ha previsto che per le sole dipendenti donne è possibile chiedere l’accesso al trattamento di quiescenza anticipato optando per il sistema di calcolo contributivo.

In tal caso la dipendente potrà accedere a domanda alla pensione dal 1 settembre 2018 a condizione che il requisito di età (57 anni) e contribuzione (35 anni) sia stato maturato entro il 31 dicembre 2015.

L’articolo 1, comma 222 della legge 11 dicembre 2016, n. 232 ha disposto che al fine di portare a conclusione la sperimentazione di cui all’articolo 1, comma 9, della legge 23 agosto 2004, n. 243, la facoltà prevista dal medesimo articolo 1, comma 9, è estesa alle lavoratrici che non hanno maturato entro il 31 dicembre 2015 i requisiti previsti dalla stessa disposizione per effetto degli incrementi della speranza di vita. Ne consegue che per le lavoratrici che si siano trovate in tali circostanze restano fermi, ai fini dell’accesso al trattamento pensionistico, il regime degli incrementi della speranza di vita (di cui tanto si parla in questi giorni), il regime delle decorrenze (che per il personale della scuola è comunque dal 1° settembre successivo alla maturazione dei requisiti), nonché il sistema di calcolo delle prestazioni applicati al pensionamento di anzianità di cui all’articolo 1, comma 9, della legge 23 agosto 2004, n. 243. In sostanza l’anzianità anagrafica necessaria in questo caso sarà di 57 anni e 7 mesi e non di soli 57 anni.

Ape sociale

A breve saranno fornite specifiche istruzioni per chi ha ottenuto l’acceso all’Ape sociale. In proposito ricordo brevemente di cosa si tratta.

L'articolo 1, commi da 179 a 186, della legge di bilancio 2017 ha previsto che possa essere corrisposta un’indennità a carico dello Stato erogata dall’INPS a soggetti in determinate condizioni previste dalla legge. L’indennità è corrisposta, a domanda, fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia, ovvero fino al conseguimento della pensione anticipata o di un trattamento conseguito anticipatamente rispetto all’età per la vecchiaia di cui all’articolo 24, comma 6, del decreto legge n. 201 del 2011, convertito dalla legge n. 214 del 2011 (c.d. legge Monti-Fornero).

Si tratta di una misura sperimentale in vigore dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018, la cui finalità è quella di accompagnare verso l’età pensionabile soggetti che, come detto, si trovino in determinate condizioni ed è soggetta a limiti di spesa.

Per quanto riguarda il personale della scuola, si rammenta che la legge individua come soggetti destinatari della possibilità di accesso a questo beneficio gli insegnanti della scuola dell'infanzia.

Altri soggetti interessati sono coloro che al momento della richiesta e da almeno sei mesi assistono il coniuge, l’unito civilmente o un parente di primo grado convivente (genitore, figlio) con handicap grave ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 e gli invalidi civili con un grado di invalidità pari o superiore al 74%;

L'indennità sarà pari all'importo della rata mensile di pensione calcolata al momento dell'accesso alla prestazione (se inferiore a 1.500 euro) o pari a 1.500 euro, qualora la pensione risulti pari o maggiore di detto importo.

Per ottenere l’indennità è necessario che i soggetti in possesso delle condizioni indicate dalla legge abbiano, al momento della domanda di accesso, i seguenti requisiti:

  • aver compito almeno 63 anni di età;
  • possedere almeno 30 anni di anzianità contributiva; per i lavoratori che svolgono le attività individuate dall’allegato A del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, applicativo della legge, l’anzianità contributiva minima richiesta è di 36 anni
  • non essere titolari di alcuna pensione diretta.

L’accesso al beneficio è inoltre subordinato alla cessazione di attività di lavoro dipendente, autonomo e parasubordinato svolta in Italia o all’estero. 

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